domenica, maggio 25, 2014

#Maxiprocesso #NoTav

Torino, aula bunker delle Vallette
Martedì 13 Maggio 2014

Il resoconto della mattinata lo potrete trovare QUI grazie alla giornalista S. Zandiri.
Quelle che seguono sono le illustrazioni che ho realizzato all'interno dell'aula bunker delle vallette a Torino, dalla postazione dedicata al pubblico, cioè lontanissima da dove si svolgeva il processo vero e proprio.
L'aula bunker, con le sue cancellate, i vetri e le gabbie, ha tutto l'aspetto di dover accogliere degli Annibal Lecter o dei Ferox, se fossimo in un'ambientazione di Sine Requie.

Il Maxiprocesso si rifà agli avvenimenti del 27 giugno e  del 3 luglio 2011.
Trascrivo un pezzo di Massimo Bonato dal giornale web TgValleSusa:
" Nessuno di essi (dei manifestanti) ha visto pietre volare il 27 giugno, né il 3 luglio, sia come causa scatenante della pioggia di lacrimogeni piovuta aui manifestanti da ogni lato, sia dopo, in fuga nei boschi il 27 o risalento la provinciale di Chiomonte il 3 luglio.
Da tutti emergono sostanzialmente testimonianze identiche.
Si ricorda quindi la fiaccolata della sera del 26 giugno, la notte insonne trascorsa in attesa del paventato sgombero, il segnale pirotecnico all’alba che indica l’arrivo delle Ff.Oo., e i primi lampeggianti sopra a Giaglione; la polizia nella galleria dell’autostrada e la pinza. Per tutti l’esperienza è stata simile quel 27 giugno, sia per chi è rimasto al piazzale, come E.L. che presta la propria opera nell’infermeria della Libera repubblica della Maddalena, sia per chi si è approssimato alle barricate.
Come già emerso, nessuna notifica di sgombero era stata trasmessa; nessun avvertimento preventivo volto a far allontanare la gente dai luoghi era stato lanciato, nessuno tentativo di dialogo era stato possibile. Soprattutto, per tutti la preoccupazione era che la pinza meccanica in opera sull’autostrada per tagliare la barriera frangivento potesse far del male a chi si trovava sulla barricata, sulla quale poi si è abbattuta con disinvoltura, senza rispetto per l’incolumità dei manifestanti che ancora vi si trovavano abbarbicati."

Da qui continuano le testimonianze della mattinata e io disegno quel poco che riesco a vedere.

Prima di poter entrare nell'aula dobbiamo venire registrati con carta d'itentità alla mano e perquisiti, alla seconda entrata, da un carabiniere o da una carabiniera, con conseguente svuotamento di borsa e tasche.
A vigilare che tutto filasse liscio, manco a dirlo, degli agenti in tenuta antisommossa presenti in ogni angolo.



Mentre disegno ascolto i testimoni e più di una volta ho la pelle d'oca nel sentire i resoconti di ciò che è avvenuto. Come ho già scritto in precedenza, io -per fortuna- non ho mai sentito sulla mia pelle il soffocamento di un lacrimogeno, o sulla testa, sulle braccia, sulla schiena, una manganellata ben assestata, ma ne posso ben comprendere l'atroce cattiveria se, a distanza di anni, ai/alle testimoni si rompe ancora la voce mentre lo raccontano.

E malgrado tutto l'inferno subito, la domandona in serbo da parte dell'accusa è sempre la stessa: "Ha visto qualcuno che lanciava pietre?"


mercoledì, maggio 21, 2014

#Manifestazione del #10Maggio

parte 2

La prima parte la trovate QUI, cioè poco sotto il presente post :)

Come scritto sul diario, mi fermo a disegnare in mezzo a C.so Francia tra il vociare dei manifestanti, le canzoni, i passeggini e l'aria di resistenza. Mi ripeterò in quel che scrivo, ma c'è un che di magico nell'aria, di unico, un'energia che solo così tante persone tutte insieme possono creare.
Mentre disegno vengo ripresa da un giovane barbuto e capellone, molto bello, che lavora per la Tv e mi è impossibile non notare come si camuffi perfettamente tra la folla. Mi chiedo se vengano scelti apposta da una testa coordinatrice oppure se non si tratti di naturale selezione :)

Una nota: rimango ferma a disegnare almeno 15 minuri e all'orizzonte ancora non si vede la fine del corteo.

Dalle finestre del corso, mute persone ci guardano sfilare, qualcuno le invita ad unirsi al corteo ma faccio fatica ad individuarlo, siamo troppi.
Tutti i cestini della spazzatura sono stati chiusi da un'inquietante griglia metallica; oltre che zombies feroci aggrediamo anche le pattumiere? Ad ogni modo, noto che l'immondizia viene diligentemente sistemata di lato
al cestino o ancora, nella maggior parte dei casi, i/le presenti mettono in borsa o nello zaino ciò che non riescono a buttare grazie alla griglia metallica.

A fine giornata verrò a sapere che nel corteo sono presenti volontari che, con tanta pazienza, raccolgono ciò che il Comune di Torino non ci ha permesso di gettare negli appositi cestini.
A Porta Susa le camionette dei carabinieri sono tantissime.
Ritraggo una delle tante famigliole che silenziose seguono il corteo.
Poco prima di piazza Solferino sento della musica e vengo a sapere che al corteo si è aggiunta una banda e si fanno chiamare: "Banda No Tav". Intonano subito "Bella Ciao".

In piazza ci fermiamo e anche qui, grazie al passaparola, ne scopro il motivo: la parte di corteo precedente alla mia, si ferma davanti allo schieramento militare per lasciar passare il tronco palesemente anarchico ed i/le giovani dei centri sociali, perché il sospetto è che proprio in questo posto le forze dell'ordine potrebbero manganellare. Insomma, quale momento migliore per screditare ancora di più i NoTav e gli anarchici? Perchè si sà bene che al suo interno il movimento copre frange violente e anarchiche capaci di fare chissà quali azioni indicibili!
Le idiozie sono sempre le stesse: negli anni '30 c'erano i comunisti mangiabambini, i russi che portavano via sui loro barconi frotte di inermi pargoli da divorare, ed ora ci sono gli anarchici, i centri sociali, gli immigrati... tutti violenti, tutti ladri e tutti terroristi. Tutti da mettere dietro sbarre e reti di ferro, insomma.

"Bella ciao" questa volta viene cantato in faccia a carabinieri, polizia e guardia di finanza.


In piazza Castello lascio il mio diario in mano a Simone per andare a bere alla fontanella e lui comincia a disegnare il "forno errante" NoTav, un'invenzione geniale capace di sfornare buonissime pizzette con le olive. Peccato (solo per me, ovvio) che l'attesa sia lunga, perché ne avrei assaggiata volentieri una!

Anche il "Forno Errante" è libertà NoTav :)

lunedì, maggio 19, 2014

#Manifestazione del #10Maggio

parte 1


 Io e Simone arriviamo a Torino intorno alle 13:00 circa e, una volta usciti dall'autostrada, invece di proseguire per la tangenziale, usciamo a Santena percorrendo la strada statale.
Al casello già si vedono macchinate di compagne e compagni diretti in quel di Torino. Provo una bella sensazione, in qualche modo le manifestazioni mi ricaricano d'energia :)
Arrivati in città, Simone mi lascia all'angolo tra C.so Vittorio e C.so Peschiera perché i vigili hanno già chiuso C.so Vittorio, appunto... ma il bello deve ancora arrivare!
 Ed eccomi in p.zza Adriano, la piazza del raduno di sabato 10 Maggio!

Non perdo tempo e comincio subito a disegnare sulle pagine del mio diario, salutando qui e là persone amiche e persone conosciute in altre occasioni che mi si avvicinano. Per quel che posso vedere siamo davvero tanti.
Ma ciò che mi lascia senza parole e mi fa cadere la mascella è l'enorme barricata di ferro e cemento eretta tra i manifestanti e il proseguimento di C.so Vittorio dove c'è il tribunale di Torino, barricata presidiata da innumerevoli mezzi delle forze dell'ordine... una muraglia lunga e stupida, nella sua immobile inutilità. Quasi quasi mi sento in gabbia. Ma che ci sta a fare tutta quella roba lì? Devono mica difendersi da un'orda di zombies mutanti? Che diamine, siamo in Italia, un paese democratico, patria della pizza, un paese civile, mica in Palestina! Dico bene?!

I poliziotti, costantemente in tenuta antisommossa, oltre la griglia metallica ci guardano impassibili e temerari, manganelli alla mano.
Raggiungo un banchetto del movimento NoTav dove acquisto due foulard (uno per me e uno per Simo che arriverà più tardi) ed un fischietto per Simone. Ho il tempo di ritrarre il signore che lavora presso il minuscolo e fornitissimo banchetto, sono 14:30 passate.
Trascorrono altri minuti e, come rappresentato nella vignetta disegnata sul mio diario, vengo a conoscenza del motivo per cui il corteo non si è ancora messo in marcia: dei gruppi NoTav provenienti da fuori Torino hanno difficoltà a raggiungere la città per via delle forze dell'ordine che si prodigano, da una parte, fermando massicciamente i manifestanti nella stazione di P.ta Nuova, dall'altra parte, controllando/rallentando i pullman in uscita dall'autostrada.

Il gruppi di Milano e di Roma arrivano rumorosi e pieno di canti, sparando piccoli fuochi d'artificio. I giornalisti, che fino ad allora si erano camuffati nella folla, escono allo scoperto e cominciano a fotografare come selvaggi in cerca di uno scoop. Fotografano anche me intenta a disegnare.


Cammino veloce per vedere il più possibile del lunghissimo corteo, i visi dei presenti, gli striscioni, i canti, è tutto così pieno di vita e aspettative che i barricamenti della polizia passano in netto secondo piano. Ad un certo punto mi affianco ad una signora dell'età di 80 anni circa, ha uno sguardo risoluto e una riservatezza educata. E' seduta su una sedia a rotelle spinta dal figlio. Chiedo gentilemnte alla signora se posso disegnarla e lei accetta: non le chiedo null'altro anche se mi piacerebbe sapere di più sul suo conto.
Spero di rincontrarla.


Fine prima parte.

martedì, maggio 06, 2014

#Torino, manifestazione 1 Maggio 2014

Arrivo in p.zza Castello con mezz'ora di ritardo e sento da lontano alcune voci, radi applausi e 2 fanfare che passano, una delle quali suona “Bella ciao”. Poi passa un gruppo parecchio scortato e tra le facce non riesco a scorgere nessun personaggio “importante” degno di tale scorta; in compenso, un uomo dall'altra parte della strada urla a tutti i gruppi in sfilata che i fascisti sono nel corteo anzi, il corteo lo aprono proprio loro... <>
Dopo aver schizzato velocemente la scena proseguo per via Po in cerca del corteo NoTav.
 
Cammino per qualche minuto in via Po senza vedere nessuna bandiera NoTav e poi, ad un certo punto li sento: sono i cori dei compagni in lontananza e le grida delle canzoni di protesta. A precedere il massiccio gruppo NoTav, una moltitudine di poliziotti e agenti in borghese, tutti carichi di apprensione tanto da spingermi quasi via mentre gli passo vicino. 
Siamo ancora in Via Po.
Arrivo bella trulla con un sorrisone stampato in faccia vicino ai compagni che sfilano e, nel salutare gli amici, vengo a sapere che in p.zza Vittorio la polizia ha già caricato i manifestanti lasciando passare prima di loro il gruppo del Pd con tutti i maggiori esponenti a favore del Tav (più tardi, a casa, leggerò a mezzo stampa che nel gruppo c'erano Fassino, Chiamparino ed Esposito, tesi che sfilavano con un sorriso forzato e poco credibile per la campagna elettorale).
La brutta notizia e la tensione per la polizia pressante non ferma il corteo che invece procede cantando a squarciagola “Bella ciao”. Le bandiere sono tantissime e il corteo è vivo.
Arriviamo in p.zza Castello.
Io sono davanti allo striscione dedicato a Chiara, Mattia, Claudio e Niccolò cercando di disegnare più possibile mentre cammino. La Renna prende il microfono e con l'amplificatore acceso intona i canti della Valle con tutti noi che la seguiamo senza sosta. Un fotografo (o un giornalista?) mi si avvicina e mi riprende, poi mi regala una matita dicendomi di aver frequentato l'istituto d'arte e che una matita poteva sempre servirmi. “Che gentile” penso io e poi procedo nella marcia verso via Roma.
Prima i girare in Via Roma ricordiamo con tutta la voce possibile Chiara, Mattia, Claudio e Niccolò, i/le 4 compagn* ancora inutilmente in carcere. La loro detenzione speciale di isolamento, senza prove a carico, dura da quasi 5 mesi.
CHIARA, MATTIA, CLAUDIO, NICCOLO' LIBERI TUTT* LIBERI SUBITO!
Il corteo intanto si è fermato e non procede. Decido di andare più avanti per capire cosa stia succedendo.
Percorro via Roma sotto i portici brulicanti di persone di tutte le età ed estrazioni sociali, poi sento un forte vociare e vedo la polizia caricare per la seconda volta, poi per una terza volta e a questo punto accade una cosa per me quasi incredibile: le persone intorno a me si ribellano. Ma non quelle del corteo NoTav, ma proprio i passanti che passeggiavano lateralmente sotto il porticato!
L'urlo ai danni della polizia diventa sempre più alto e più forte, dice: “Assassini! Assassini!” e le persone che lo urlano non stanno ferme ma vanno incontro alla polizia, la fanno indietreggiare e fermare così che il corteo possa riprendere la marcia e lo fa intonando ancora una volta “Bella ciao”. Metto via il diario e canto anch'io con tutti i presenti e la manifestazione la sento mia, come sento mie, forse per la prima volta, le parole della melodia.
E' un momento speciale.
Finalmente siamo in P.zza San Carlo, una meta che è costata non pochi scontri e non poche botte per i compagni (malgrado la stampa e gli organi di informazione, il pomeriggio stesso, volessero far credere che il corteo fosse formato da violenti anarchici antagonisti e blablabla).
I No Tav prendono possesso del palco e gli altoparlanti scandiscono le parole semplici e decise di Nicoletta Dosio, mentre un pensiero corre a Chiara, Mattia, Claudio e Niccolò, agli indagati e a quei/quelle ragazz* che nella mattinata sono stati portati via dalla polizia.

 
Un gruppo di persone felici balla sulle note della canzone “Comandante Che Guevara”.
Comincia la festa ma davvero per poco tempo perché, grazie all'operoso lavoro delle forze dell'ordine, grazie alla massiccia quantità di cellulari corazzati (è passato un momento che ne ho contati 10 più le jeep) quasi tutti se ne vanno a festeggiare in altri luoghi.






#Pasquetta #NoTav 2014





Lunedì 21 Aprile 2014, ore 9:15
Parto da Torino e lascio i miei amici non proprio in forma e con un cielo grigio che minaccia pioggia in ogni momento, ma ugualmente non ho la minima intenzione di saltare l'appuntamento a Giaglione.
Come prima tappa raggiungo la Renna e Cosimo ad Avigliana, aspetto che finiscano di preparare i panini per il picnic e poi ripartiamo insieme alla volta di Susa.

Una volta arrivati a Giaglione troviamo altri compagni che si mettono in marcia non appena arriviamo; sembrava quasi aspettassero noi! Una volta raggiunto il ponte vicino ai cancelli veniamo sbarrati da un dispiegamento di carabinieri in assetto antisommossa che ci vieta il passaggio.
Senza nemmeno pensarci due volte cominciamo a salire per un sentiero in montagna, un percorso bellissimo tra i boschi di circa un'ora che ci porterà al Campo della Memoria e da lì al campo davanti alla Clarea acquistato dai NoTav. Scende una pioggerella sottile e mentre camminiamo notiamo ben 4 salamandre nere striate di giallo che languide si godono le gocce di maltempo.
Riesco a disegnare velocemente un albero e dei compagni che camminano, ma nulla di più: non conoscendo il posto non voglio attardarmi per timore di perdere il sentiero.




Arriviamo affamati al campo, ora siamo davanti alla Clarea.
Il posto è già presidiato da compagni NoTav e da pranzi imbanditi modi picnic. Saluto velocemente le persone che conosco e poi comincio a disegnare senza perdere tempo.
In ogni angolo verde fanno capolino carabinieri, caschetti, scudi, radio e manganelli. Dall'altra parte il sentiero decretato impercorribile (è zona rossa per la Questura di Torino) le reti, il filo spinato, e oltre ancora i silenziosi e immobili bulldozer del cantiere.




Mentre disegno il cantiere, vedo ferma sul sentiero "rosso" (quando qualcuno è sul sentiero vuol dire che è della gigos o della polizia) una signora. E' da sola e dal muretto del campo alcuni NoTav le parlano. Mi avvicino e comincio ad ascoltare e disegnare.
Di seguito risporto quanto ho scritto sul diario:


Questo per me è stato il momento più contraddittorio che abbia vissuto negli ultimi tempi. Mentre disegno cattura la mia attenzione una signora ben educata che dal sentiero scambia chiacchiere con alcuni NoTav.

Scopro essere il più alto grado della Digos lì presente; è lei che dà ordine di attaccare o meno i manifestanti, è lei che decide se usare o no gas tossici contro persone inermi.



Ed ora la vedo lì, gentile, a dire che i suoi figli “vanno a scuola ma non alle manifestazioni”. Un argomento di sicuro interessante per la trama di una “nuova” e noiosa fiction televisiva di forze dell'ordine condita con tanta religione cristiana.



Poco lontano un gruppetto di carabinieri parlotta osservandoci.



(Domande lecite)

“Il prefetto che sbarra oggi a noi la strada, è lo spesso che ha consegnato le chiavi della Reggia di Caserta a Cosentino?”
Emilio, compagno NoTav.








Riporto ciò che ho scritto mentre disegnavo:


Ad un certo punto mi sposto perché voglio disegnare la rete del cantiere costellata di fiori colorati appesi dalle tante persone che negli anni sono passate per questo sentiero. Un gruppo di carabinieri mi guarda in modo sospetto e due di loro camminano verso di me per capire cosa io stia facendo.



I colori della primavera sono bellissimi quando il sole li scopre facendo capolino tra le nuvole.





Dal prato dove si festeggia la Pasquetta arrivo al Campo della Memoria e ne immortalo la scritta in ferro.


Campo della Memoria.



“La cosa più importante è che si continui ad agire perché i poveri contino.

Ci incontreremo ancora. Ci incontreremo sempre. In tutto il mondo, in tutte le chiese, le case, le osterie. Ovunque ci siano uomini che vogliono verità e giustizia.”

Don Andrea Gallo



RESISTERE, un diritto;

OPPORSI, un dovere;

COMBATTERE, l'impegno;

VINCERE, l'utopia;

L'UTOPIA, la strada.



Oggi, per me, è la prima volta che metto piede sul ponticello che porta in Clarea, quasi non ci credo.

Scherzando con la Renna lo calpesto per bene, mi siedo sul muretto e me lo godo pensando al momento in cui l'avvenimento potrà ricapitare, e sempre per gentile concessione dell'esercito.





Con la scusa di parlare con noi, anche i carabinieri e la digos si mettono sul ponte. Qualcuno tira fuori un tablet e legge la notizia del giorno: sarebbe stata ritrovata una bomba molotov NoTav nel campo in Clarea... bomba che in realtà non era altro che un trenino in legno colorato e lasciato nel campo per la manifestazione che doveva avere luogo lì. QUI l'articolo.
I carabinieri ridono, la signora capo della digos pure ed io disegno due dei tanti lacrimogeni sparati chissà quando ad altezza donna/uomo.

Pian piano ci buttano fuori dal ponte che ritorna (così sembra) di dominio dei manganelli e dei caschetti.







mercoledì, ottobre 16, 2013

#Alfano ospite a "Porta a Porta"

Alfano, un uomo tutto d'un pezzo, un uomo che non "le manda a dire" ospite da Bruno Vespa alla trasmissione Porta a porta.

sabato, ottobre 12, 2013

Campeggio #NoTav di #Chiomonte

3 Settembre 2013.

Ad illustrare le pagine del mio blog, questa mattina, sono le bellissime e realistiche matite di Simone Delladio realizzate presso il presidio #NoTav di Chiomonte in #ValSusa.


Mentre io mi concentravo a disegnare i ragazzi delle scuole siperiori ascoltando i loro discorsi e viaggiando tra i ricordi di quell'irripetibile età rappresentata dai 18 anni, Simone riprendeva l'angolo dedicato alla raccolta differenziata, fatta con rigore anche in un luogo poco comodo come questo presidio.
Per chi non fosse mai stato al presidio di Chiomonte, sappiate che non è proprio attaccato ad un centro abitato, ma è a valle, vicino al fiume, ed i cassonetti dell'immondizia è più facile raggiungerli in macchina piuttosto che facendo la lunga salita a piedi. Specialmente quando si deve buttare il vetro o i rifiuti non reciclabili.
Ogni presidio NoTav ha un posto dedicato ai rifiuti differenziati.


Ancora Simone alle matite: l'immagine che vedete ritrae perfettamente l'angolo cottura e la cucina  del campeggio in #Clarea, l'area recintata e militarizzata del cantiere dove, unici a muoversi e lavorare, sono appunto i militari, i carabinieri e la polizia. La famosa "Talpa", la gigantesca trivella portata a pezzi al cantiere, sta bene al coperto in un capannone.
Ricordo anche qui la notizia poco citata dalla stampa nazionale, secondo cui la Francia ha rimandato al 2030 i lavori per lo scavo del tunnel Torino-Lione. In parole povere, non si capisce cosa stiano ancora facendo tutti i militari in Val Susa.

 Il presidio in Clarea è stato tolto quella domenica stessa in previsione del freddo invernale; era contenuto di proporzioni ma non mancava nulla.
Alle 15 circa, arrivati dopo una passeggiata nelle vicinanze dei cancelli, siamo stati accolti da una pentolona di polenta gialla cotta su una grande pietra piatta tipica del posto e chiamata losa. Sempre sulla pietra, è stata cotta la carne per i carnivori, mentre i vegetariani come me hanno potuto banchettare con polenta e sugo di funghi! Non a caso infatti capita di incontrare compagni che si lamentino dei chili presi in queste giornate! :D

Finito di mangiare, io e Simone abbiamo continuato a disegnare e stare insieme agli altri nel fresco del bosco.

giovedì, ottobre 10, 2013

Assemblea #NoTav a #Bussoleno

Venerdì 6 Settembre 2013.

Pubblico con poco più di un mese di  ritardo i disegni della serata a Bussoleno, grazie al mio "sempre presente" problema: l'assenza di tempo! (ben inteso: sono consapevole che il problema non riguardi solo me)
Ma come fanno alcun* a fare "tutto", dal lavoro, alle faccende di casa+spesa+pulizie e lavaggi indumenti, dedicandosi pure agli hobby e tenendosi del tempo per lo sport?! Io questa sera non sono nemmeno andata a correre pur di risicare altro tempo alle mie faccende... bah! Non me ne capacito!

E veniamo a noi :)

Le tre pagine che qui pubblicherò le ho disegnate venerdì 6 Settembre ad una assemblea NoTav presso il Centro Polivalente di Bussoleno. 
La serata cominciava alle 21 ma, a causa del lavoro e della mia capacità di ritardare sempre e comunque, sono riuscita a parcheggiare alle 22:40 davanti al centro. 
Ricordo, a darmi il benvenuto in valle, una bella pioggia battente.

Appena parcheggiata la macchina, ero alla ricerca di un ombrello nel bagagliaio quando mi si avvicina un signore e mi dice di stare attenta alla macchina, perché: "a Bussoleno c'è qualcuno che buca le gomme dei NoTav". Io sgrano gli occhi e chiedo: "Mi conviene spostare il veicolo altrove?" Il signore, gentilmente, mi risponde che è meglio lì davanti perché ci sono loro a sorvegliare, a turno.

Vengo poi a sapere che ad essere prese di mira sono le macchine che espongono simboli NoTav. Da vigliacca penso: "io non ho esposto nulla..." e anche questa volta il movimento mi dà una lezione e mi fa pensare che si è arrivati al punto di non essere nemmeno più liberi di dimenticare un foulard o una bandiera NoTav in auto senza rischiare di incorrere in atti vandalici. Vengo a sapere che Nicoletta Dosio, una delle esponenti del movimento, non sistema quasi più la sua macchina tante sono le volte che le hanno bucato le ruote o le hanno rigato la carrozzeria.
.
Il punto vero, è che nessuno di loro si lascia intimorire, anzi, organizzano turni per cercare di tenere alla larga i vandali. 
Come sempre, l'unione fa la forza.


All'interno, il centro polivalente è gremito di persone che ascoltano racconti, esperienze personali e idee per nuove manifestazioni. Molto interessante il racconto di Mimmo riguardo la sua avventura in Puglia, avventura che racconterò più avanti in un post tutto dedicato a lui.

A parlare sul palchetto si avvicendano diversi membri del gruppo per fare il punto della situazione, come la signora appartenente al gruppo dei cattolici NoTav che tutti i giorni vanno in Clarea a pregare, oppure Alberto Perino, o ancora Marco Scibona, senatore del Movimento 5 Stelle, il quale racconta la sua ultima esperienza all'interno del cantiere per monitorarne i lavori.
Io cerco di ascoltare e intanto disegno.
Più di uno, incuriosito dal quadernetto nero, ogni tanto mi appare alle spalle a sbirciare e capire che combino.

 

Trovo particolarmente toccante l'intervento della mamma di Carlo Giuliani che siede vicino a me con un cagnolino al guinzaglio. Verso fine serata prende la parola sul palco complimentandosi con tutti per aver saputo rafforzare il movimento negli anni rendendolo più unito, malgrado gli attacchi della stampa e della politica lo volessero sgretolare con le continue accuse mediatiche. 
Accuse che però hanno funzionato col movimento no-global del G8 di Genova. 
Aggiunge che non le interessa che la stampa scriva di suo figlio come di un pericoloso aggressore, ma le dispiace constatare che tale accusa sia permeata nelle teste delle persone che in quei giorni erano presenti a Genova ed hanno visto coi loro occhi cosa accadeva. 
Le accuse sono riuscite a dividere il movimento no-global uccidendolo sul nascere, insinuando il dubbio tra i manifestanti che ci fossero dei delinquenti da arginare tra di loro. Il resto è facile da intuire.

E a proposito di G8 di Genova: nei giorni scorsi è stato condannato Massimo Pigozzi, agente genovese che partecipò alle torture nella caserma di Bolzaneto e negli anni successivi, non rimosso dal suo incarico come richiesto più e più volte dalle vittime, stuprò 4 donne in carcere. QUI l'articolo completo tratto dalle pagine de Il Fatto Quotidiano. 







lunedì, ottobre 07, 2013

Stufe #NoTav a risparmio energetico

Di seguito pubblico 4 pagine disegnate dopo aver costruito, quest'estate al campeggio di #Chiomonte, una stufa (in un solo pomeriggio!!) sotto la direzioni di un energico membro del movimento, nonché creatore (insieme ad altri ragazzi) dell'eco-villaggio artistico Le Trune in Val Susa.

La stufa l'abbiamo costruita interamente con elementi di recupero, pietre, terra, acqua e tanta fantasia! Mentre procedevamo nemmeno io credevo avrebbe funzionato, e invece... è stato stupendo accenderla e vedere che funzionava :D

Questo per dire che la si può costruire molto più bella se si ha il tempo, e la pazienza, di cercare materiali migliori per realizzarla.

Buona lettura e buon divertimento!






venerdì, ottobre 04, 2013

Empatia fra noi esseri viventi


Oggi voglio ricordare quelle povere persone morte da poche ore in mare e tutte quelle altre che, con tremendi sforzi, sono riuscite ad arrivare in Europa e che giorno dopo giorno, con tremendi sforzi, cercano di sopravvivere alla bene e meglio, alle volte senza concludere nulla.

Io sò pochissimo dell'immigrazione, ma sò che chi scappa dalla propria famiglia, dagli affetti e dagli amici, dal proprio paese e dalla quotidianità a cui è abituato fin da piccolo, non lo fa per burletta ma perché è disperato. E chi accetta di imbarcarsi su barconi improvvisati, stretto e incastrato in mezzo ad altri disperati, senza acqua, senza nulla, con figli alle volte, non lo fa per fare un torto a noi che viviamo in Europa, ma perché non ha altra scelta.

La disperazione merita molto rispetto e nessun uomo ne è immune, ricchissimo o povero che sia.

Ieri, in un breve intervento di Radio Popolare, hanno detto che è inutile scagliarsi contro gli scafisti, perché questi non sono altro che dei disperati, anch'essi in fuga, che accettando di guidare il barcone previo accordo di non pagarne il trasporto. Perché il viaggio costa molto.
Gli "scafisti", quindi, accettano di essere capitani del barcone perché magari sono pescatori e hanno qualche nozione rudimentale di come si viaggia in mare, ma il mare aperto è tutta un'altra cosa e spesse volte l'esito del viaggio non è positivo.
Lo spostamento poi, avviene spesso su ex barconi da pesca che invece di venire rottamati (rottamare ha un costo) vengono venduti per il trasporto di esseri viventi e i proprietari sono ben contenti che il mezzo superi le coste del paese in cui il mezzo è registrato, così da non essere riconosciuto e, ancora meglio, affondi in acque internazionali, così da non riportare nesuna rogna all'antico proprietario.

Le persone che scappano lo fanno perché nei loro paesi c'è la dittatura, la repressione, perché rischiano la galera e sanno cosa sono le torture... e scappano sapendo di lasciare la propria mamma, il proprio papà, fratelli o sorelle nelle stesse condizioni.

Cosa si prova a sapere che la propria mamma può essere oggetto di "attenzioni" da parte della polizia locale? Il mio cervello non mi dà risposte in tal senso e si rifiuta di immaginarlo, ma l'empatia con queste persone per me è forte.

Un articolo di ciò che è accaduto lo trovate QUI.

"L'aver viaggiato per 5 giorni in un vagone merci piombato è un'esperienza che non si dimentica"
Da un'intervista a Primo Levi.


sabato, settembre 14, 2013

Campeggio #NoTav a Chiomonte

Parte 2

Seconda e ultima parte del breve campeggio d'agosto che ho passato a Chiomonte, in Val Susa :)





Lunedì 26 Agosto 2013: la giornata comincia molto presto e già alle 5 sento le voci dei ragazzi che danno la sveglia, si organizzano e preparano la colazione a base di caffè, thé, marmellata e biscotti e accendono la musica per meglio svegliare tutti.

Io faccio molta fatica a svegliarmi e mi alzo che sono già le 6, un po' perché la sera precedente mi ero attardata nella zona cucina a parlare, un po' perché la notte non ho dormito secca come avviene di solito (io sono un sasso, come poggio la testa sul cuscino svengo!) ma a singhiozzi e con uno spiffero malefico sull'orecchio malgrado il sacco a pelo.
Grazie ai ragazzi del campeggio, ho dormito in una roulotte, al riparo, e non in macchina come avevo immaginato, perché a 35 anni una notte in macchina lascia il segno... come mi hanno fatto gentilmente notare la sera prima i compagni del campeggio.

L'aria fresca della mattina montana mi sveglia subito e, indossando una felpa grossa e un maglione di lana, mi dirigo ai cancelli dove trovo i ragazzi del campeggio seduti a fare colazione. Il freddo lo sentono tutti ma ugualmente rimangono lì con un intento ben preciso: rallentare (come possono) i movimenti di chi entra ed esce.




Dall'alto due militari guardano la scena, uno di questi storce il naso e stringe gli occhi come se stesse assistendo ad un raduno di scarafaggi. Io lo noto e lo disegno, a grandi linee e in breve tempo, ma lui ugualmente si ritrae alzando il girocollo così da coprirsi il viso.




Una volta rientrata al campeggio faccio colazione anch'io e poi mi rimetto a disegnare prima l'area cucina del campeggio e poi due ragazze che -intanto- si sono sedute al tavolo vicino a me. Ho così l'occasione di conoscerle meglio e scopro che Lara dipinge su grandi teli scene di lotta popolare, modi dipinti del messicano Rivera. Mi ha fatto vedere alcune sue fotografie e mentre le guardavo, pensavo all'unicità  di quei dipinti  e alla loro viscerale bellezza, perché racchiudono nel colore e nelle linee tutta la spontaneità comunicativa di chi ha bisogno di trasporre le proprie idee in una forma artistica. In questo caso il dipinto.

Un ultimo appunto: il presente resoconto lo pubblico sul mio blog all'indomani dell'inizio del raduno nazi-fascista  europeo a Cantù, in provincia di Como, il secondo dopo quello organizzato in Ungheria. Il sindaco di Cantù ha parlato di libertà d'espressione in barba alle leggi italiane che vietano l'uso in pubblico di simboli nazisti e fascisti. 
Quest'estate, in Puglia, i carabinieri hanno vietato un dibattito NoTav strappando il permesso comunale a occupare uno spazio pubblico e impedendo che lo stesso incontro fosse fatto in un luogo privato.

sabato, settembre 07, 2013

Campeggio #NoTav a Chiomonte, Val Susa

Parte 1

Il 200esimo messaggio all'interno del mio blog lo festeggio pubblicando l'esperienza "disegnata" presso il campeggio NoTav di Chiomonte, a fine agosto, dove ho passato due belle e sostanziose giornate, ho discusso ed ho avuto la possibilità di scoprire esperienze nuove ma... andiamo con ordine e cominciamo coi disegni :)


Il primo disegno l'ho realizzato in strada, ferma ad una piazzola sulla SS25 che da Rivoli porta in Val di Susa.
La giornata di domenica era bellissima e in cielo passavano grandi nuvole dopo la violenta grandinata del giorno precedente. In alto, ben visibile sul picco di una montagna, la Sacra di San Michele osserva la valle. La veduta non l'ho scelta a caso e chi prende la statale da Rivoli capirà benissimo ciò che dico: passata la città, il panorama letteralmente si apre offrendosi a viaggiatore in tutta la sua sfacciata bellezza.





Arrivata al campeggio di Chiomonte, parcheggio la macchina e poi mi siedo con altre persone a discorrere. Conosco così "Chef", un NoTav che di lavoro fa il cuoco e gira in tutta Europa senza usare mezzi di trasporto, ma solo i piedi. Ci racconta della bella esperienza vissuta in Val d'Aosta, delle nottate passate sotto le stelle e delle persone conosciute che subito l'hanno messo al lavoro nelle sagre di paese, a cucinare. Io ascolto e intanto disegno.




Dopo aver mangiato tutti insieme, ognuno lava il proprio piatto, forchetta e bicchiere, si tolgono i tavoli e si portano le sedie in preparazione della proiezione del film.
Domenica 25 era in programma una serata di informazione sul Kurdistan e sul PKK, il movimento del lavoratori curdi, dopo l'assassinio in primavera a Parigi di una delle maggiori attiviste del movimento. Il video è una corposa intervista al Sakine Cansize prima del tragico evento, correlato da fotografie del movimento e in particolare fotografie di giovani donne curde.

Il PKK, come riportato anche da Wikipedia, nasce alla fine degli anni '70 come movimento dei lavoratori e prende molto piede in Turchia, perché i turchi da anni hanno deciso di cancellare il popolo curdo e si sono impegnati a fare questo usando le loro armi di persuasione migliori: torture, rapimenti, violenze,oppressione. Scopro che i curdi non possono parlare la loro lingua ma solo il turco; se un curdo viene denunciato alla polizia perchè a casa sua (!!) parla curdo, la polizia provvederà ad arrestarlo, incarcerarlo e torturarlo. Questo vale anche per i ragazzini: se un bambino, a scuola, parla male il turco e risponde in curdo, sintomo che in casa la lingua comunemente usata non è il turco, la maestra lo segnalerà alla polizia e segnalerà l'intera famiglia alla polizia.
E' vietato ascoltare musica curda in Turchia come è vitato dare ai figli nomi curdi. 

Alla fine del video prende la parola Murat, un giornalista turco che fa il punto della situazione descrivedoci la politica turca attuale e il nuovo modo di rapportarsi al popolo curdo; ci parla inoltre di come negli anni si evolvono i campi di resistenza curdi e di ciò che vogliono realizzare.
Mentre disegno, la sua ragazza di etnia curda, Ceylan, mi fotografa e si lascia disegnare a sua volta. Ha lunghi capelli neri ondulati e occhi grandi e nerissimi. E' proprio bella.
A fine serata, prima di tornare a casa, Ceylan mi racconta di avere un doppio nome: Ceylan, appunto, pronunciato Geilan con la g morbida, nome curdo che le ha dato sua mamma e che vuol dire gazzella, e poi un secondo nome, questo in turco e che doveva comparire sui documenti affinché la famiglia non avesse problemi con le autorità e cioè: Ezel, infinito Universo. Ceylan mi racconta che, a causa del suo doppio nome, lei a scuola non si ricordava di rispondere alla maestra quando la chiamava Ezel; mi ha detto che la prima volta è stata in carcere a 13 anni per ben 6 mesi e, uscita dal carcere, le autorità curde la consideravano una terrorista. A 13 anni terrorista??!
Mi racconta che il suo papà era stato in carcere e aveva subito 40 giorni di torture perché a casa la polizia gli aveva trovato una cassetta di musica popolare curda... io allora provo a capire cosa voglia dire sapere che qualcuno sta torturando il proprio papà, ma il cervello non mi ha voluto dare nessuna immagine benché io sia una fumettista e sia capace di visualizzare tutto al volo.
Prima di lasciarci, lei deve tornare a Torino, mi dice che ora sta in Italia perché al suo paese l'hanno condannata con l'ergastolo e se tornasse la metterebbero subito dentro. La sua età, credo si aggiri intorno ai 24 anni, o meno, e in questa sua vita è già stata in prigione 3 volte.
 Spero di rivederla.

Fine prima parte!